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Bruno Di Lecce
Matera/Italia 30.05.1980
Vive e lavora a Berlino

Il lavoro di Bruno Di Lecce si è concentrato negli ultimi anni sul concetto di mappa interessandosi alla riduzione della realtá su un piano. Tra i diversi supporti che ha ricercato, si è servito della terra stessa come superficie per le sue performance lavorando in scala 1:1, lasciando segni o recuperando segni giá presenti.
Egli ritiene che una delle piú grandi utopie della modernitá sia stata la negazione della superficie della terra, il piano cioè della vita, e in conseguenza di ció la creazione di un nuovo piano completamente controllabile dall′uomo, per mezzo di ció che lo caratterizza e lo distingue dagli animali, ossia dalla tecnica.
Se la natura era il luogo dell′enigma, dell′ignoto, dell′alteritá, la cittá è il luogo in cui l′uomo rivede se stesso nelle sue opere. La dimensione trascendentale originariamente attribuita alla natura viene trasferita, nella modernitá all′universo tecnologico e la cittá diventa il simulacro dell′uomo, spazio cioè completamente progettato e normatizzato. Essendo peró l′uomo stesso parte della natura, deve comunque sottostare alle sue leggi e il suo corpo diventa quindi il confine ineliminabile, in cui si scontrano queste diverse volontá.
Come artista visivo Bruno è interessato all′immagine intesa nella sua fisicitá, concretezza e apparenza. Con i diversi dispositivi tecnologici a disposizione, tutti siamo degli image-makers, e deleghiamo l′atto del vedere e un′illusoria rappresentazione del vero ai dispositivi tecnologici. Il ritorno alla pittura di Bruno è caratterizzato da una forza centripeta che vede nel piano immaginario della “tela” uno spazio possibile da cui partire per andare in profonditá. Nel suo lavoro egli cerca di disfare un′idea attraverso l′atto pittorico. Quest′ultimo diventa misura che non sfocia mai nella gestualitá espressionista e neanche in una pura dimensione processuale.
Egli rintraccia, nel suo processo creativo, tre momenti che in linea di massima ritornano: il primo è il tema “allegorico” che nasce alle volte direttamente sulla tela senza traccia di disegno, il secondo è “l′assurdo” che ricorre talvolta alla negazione dell′idea iniziale, il terzo momento è quello della “sintesi” che è superamento della volontá di espressione, oblio. Per Bruno, quindi, la pittura è uno strumento e la tela un piano sul quale si gioca una partita con l′enigma: chi perde vince, e vincere è ritrovare un′innocenza, un attrito primordiale con la realtá.